sabato 13 agosto 2011

Il mio Agosto in città


E' finito il vento; è calato, come dicevano i vecchi al paese. Ha perso l'arroganza ed ora se ne va canticchiando sommessamente tra le foglioline più tenere nell'aria tersa come non capita da chissà quante estati. Sembra quasi di stare in montagna e non in una calda città nel mese di agosto.
Agosto è il mio mese preferito, in relazione alla città, perché Roma diventa improvvisamente "snella" d'agosto.
Si sgonfia del traffico, dei rumori, della gente stressata, dell'aria infetta; , smette di essere una matrona obesa e congestionata in procinto di scoppiare e diventa una graziosa ragazza, quasi una turista giovane e carina alla scoperta di sé stessa.
Quest'anno, forse a causa della crisi economica nazionale e internazionale, la gente ha fatto meno vacanze fuori città e le vie sono più affollate degli ultimi anni. L'atmosfera però è comunque rilassata perché negozi e uffici, soprattutto nella seconda metà del mese sono chiusi quindi, scansando abilmente alcuni cantieri aperti per lavori stradali e mettendo in conto un rallentamento corse se ci si muove con i mezzi pubblici, si può girare alla riscoperta della nostra bellissima città come un turista qualsiasi, magari con tanto di fotocamera appesa al collo: una signora mi ha anche chiesto da che nazione venissi e si è stupita di scoprirmi sua concittadina.
La mattina, prima che l'aria diventi troppo calda, ho preso l'abitudine di mettere le scarpette e fare una corsettina a villa Panphili; non per molto, a dirla tutta: un'oretta, un'oretta e mezza al massimo e non troppo di corsa. A volte preferisco addirittura una buona camminata a passo svelto: mi dà la possibilità di guardarmi meglio intorno, di incontrare altri sguardi, di scambiare un fugace saluto con i vecchietti o le mamme con neonati seduti sulle panchine a prendere il fresco.
Ogni tanto incontro anche qualche personaggio della tv o della carta stampata, a stento riconoscibile per l'abbigliamento o la faccia paonazza dallo sforzo della corsa.
Mi piace molto notare la differenza fra le persone che incontro durante la settimana e quelle che incontro durante il week end, quando riconosco subito gli "sportivi" della domenica, quelli che non hanno un muscolo perché non hanno mai tempo neanche per la palestra ma la domenica esibiscono tutine, tatuaggi, cuffiette e bibite energetiche, capello finto trasandato e fiatone da infarto o giù di lì.
L'unica cosa che mi manca in questo periodo è una buona scelta di verdure fresche al mercato ma mi adatto con quello che trovo nei tanti supermercati aperti e poi la sera girando tra gli stands sulla sponda del tevere o dopo uno dei tanti appuntamenti dell'estate romana ( oltre 150 per l'esattezza visto che è il 150° anniversario dell'unità d'Italia e il 140° anniversario di Roma capitale ), mi concedo un meraviglioso gelato rigorosamente senza panna ma altrettanto rigorosamente con cioccolato e liquirizia.
Adoro il mio Agosto in città!


Splendida

venerdì 18 marzo 2011

FUOCHI D'ARTIFICIO


Stiamo per mandare una supposta bollente

nel buco del culo della terra

e la cura potrebbe essere definitiva!


Una bella reazione a catena

che farebbe impazzire di gioia crosta, mantello

ma soprattutto nucleo.


E vai! Fuochi d'artificio a go go!


Ciao Terra,

per quel poco che siamo state insieme

mi sei piaciuta!

sabato 5 marzo 2011

SARA' VERO?


" Un uomo buono può anche essere stupido,

uno cattivo invece,

non può assolutamente fare a meno di essere intelligente"


Maksim Gor'kij

martedì 15 febbraio 2011

POESIA DI NAZIM HIKMET


" Sei la mia schiavitù sei la mia libertà

sei la mia carne che brucia

come la nuda carne delle notti d'estate

sei la mia patria

tu, coi riflessi verdi dei tuoi occhi

tu, alta e vittoriosa

sei la mia nostalgia

di saperti inaccessibile

nel momento stesso

in cui ti afferro."




lunedì 14 febbraio 2011

IL GIOCO NON VALE LA CANDELA


Il gioco non vale la candela è un'espressione idiomatica della lingua italiana.

La locuzione è utilizzata quando si vuole esprimere la propria riluttanza a

compiere un sacrificio che non farà ottenere un utile proporzionato.

Questa espressione è di origine medievale o secondo alcune fonti, del XVI secolo.

A quel tempo si usavano candele o lampade ad olio per qualunque attività notturna, e il costo delle candele, specie per le classi sociali più basse, poteva diventare una spesa considerevole.

Era quindi consuetudine per i giocatori di carte, lasciare una piccola somma o a volte una vera e propria candela, all'oste della locanda o a chi li ospitava.

Il modo di dire si diffuse rapidamente tra i giocatori d'azzardo per indicare

partite in cui si era perso molto danaro o nelle quali le vincite erano state così basse da non coprire neanche la piccola somma lasciata per la candela.