giovedì 8 settembre 2011
GHOST TOUR... Fantasmi in città!
mercoledì 7 settembre 2011
PER "PIACERE"
Leggevo un articolo di giornale sulla nascita ed evoluzione dei sessi e, a parte la conferma che geneticamente il sesso forte è quello femminile, in quanto è dall'apparato genitale femminile che si sviluppa quello maschile, una cosa mi ha incuriosito.L'articolo ipotizzava che se non ci fosse questa differenziazione maschio/femmina e quindi la necessità di attrarsi per accoppiarsi e procreare, non esisterebbero una serie di altre cose e comportamenti.
Cito testualmente: "... Supponiamo che si trovi un altro modo asessuato per assicurare la riproduzione della specie ... svanirebbero affreschi, statue, capolavori della musica e della letteratura ... l'abbigliamento perderebbe il suo estro modaiolo ... Rimarrebbero disoccupati parrucchieri, stilisti, fioristi, produttori di cosmetici, prostitute; sparirebbero strumenti di seduzione come gioielli, profumi, fiori, creme cosmetiche e abbronzanti, auto di lusso, viagra ... anche le religioni sarebbero ribaltate: niente più clausure, matrimoni, astinenze, censure, misoginie e omofobie ... la storia avrebbe sicuramente uno sviluppo molto più lento ... e forse vivremmo ancora di caccia e di raccolta ...".
Perbacco! ( tabacco e venere, è il caso di dire ) Che delusione! Ma davvero facciamo tutto questo solo per avere figli? E il divertimento dove lo mettiamo?
Quanto influisce la capacità di procreare nell'accoppiamento e nel piacere sessuale?
Eliminando le necessità riproduttive, verrebbe meno anche l'aspetto ludico?
Perché secondo me il suddetto "armamentario" ha la sua buona percentuale "piacereccia"!
Mica l'industria del sesso va avanti ad asili nido? O no?
Se poi sparisse proprio il sesso, cioè diventassimo tutti "angeli" (ahi che dolor!), credo che l'essere umano non ci metterebbe molto ad inventarsi altre forme di "godimento"!
Splendida
martedì 6 settembre 2011
FINESTRA
Lo squarcio nella zanzariera è appena visibile: il grigio del metallo si confonde col paesaggio
oppresso dalla calura e dal tempo.
Il letto è una zattera bianca alla deriva.
Le stringo una mano e mi affaccio al suo sguardo aspettando, sperando di essere riconosciuta.
I secondi sono anni e ho fretta. Una sola parola:" Allora?"
Il viso si anima, si apre alla sorpresa, alla gioia, al pianto: "Sei tu, ti ho riconosciuta dalla voce,
sei venuta a trovarmi!".
La mano si stringe più forte.
La finestra è grande sulla parete e il triangolo di metallo della zanzariera rotta continua a vibrare.
Al di là, quella casa coi muri anneriti dal tempo, incombe silenziosa.
La finestra è grande e la casa mi sembra molto più vicina di un tempo.
Parliamo. Mi chiede di me, della mia famiglia poi silenzio, ha dimenticato tutto: il velo della malattia ha offuscato la mente oltre allo sguardo.
Ad un tratto torna dagli oscuri recessi della memoria con un ricordo diverso, un sorriso trionfante,
come fanno i bambini quando all'improvviso gli viene in mente qualcosa che gli sta molto a cuore:
" Lo sai che ora parto? Prendo il treno e parto, me ne vado".
La casa oltre la zanzariera osserva e attende.
Lo so che attende.
Che tutto finalmente si concluda.
Che il desiderio e il rancore che consumano la carne si dissolvano con essa.
La finestra è grande sulla parete bianca e la casa scura entra nella stanza e la riempie.
Vorrei dire tante cose che mi stanno più a cuore delle sciocchezze che dico.
Vorrei dire la mia verità.
Ma a cosa servirebbe? La verità è sicuramente che siamo liberi di scegliere ma raramente consideriamo quale potrebbe essere il risultato delle nostre scelte.
Molto più spesso diamo la colpa agli altri, agli eventi, al destino.
Quella casa scura, la mia casa, ha segnato il corso di tante vite ma lei sarà ancora lì a vegliare quando noi saremo ormai poco più che un ricordo.
giovedì 18 agosto 2011
DONNE CHE AMANO TROPPO

domenica 14 agosto 2011
Democrazia ed élites
sabato 13 agosto 2011
Il mio Agosto in città

venerdì 18 marzo 2011
FUOCHI D'ARTIFICIO

sabato 5 marzo 2011
SARA' VERO?

martedì 15 febbraio 2011
POESIA DI NAZIM HIKMET

lunedì 14 febbraio 2011
IL GIOCO NON VALE LA CANDELA

domenica 6 settembre 2009
Metti una domenica a pranzo

E non dovevi essere lì.
Dovevi essere a mare a rubare l'ultimo sole di stagione;
ma il tempo ribelle ti fa turista e girovago
e parti alla scoperta della città
e dopo musei e scorci panoramici
cerchi un ristorante
e tra i tanti segnalati e tutti chiusi
o al completo
trovi l'unico disponibile
e non sai cosa aspettarti
poi entri e sorridi
e ti rilassi,
ti lasci coccolare da Danilo e da sua moglie,
dai loro manicaretti,
dai loro amici presenti e assenti
ma comunque presenti
sulle pareti del locale
o nelle pagine del menù
come Silvano Paganelli
nel cuore e negli occhi,
nelle parole e nell'amore
di chi lo racconta
perché i suoi sogni escano dal "baule del tempo"
e diventino vita per tutti...
"-Da ubriaco-
per baciarti bene
tra il vino e la gioia di viverti
verserò un'altra sera
nel mio bicchiere di sempre
ancora bagnato
di quello strabevuto ieri.
Mandarti via.
E seguirti fino a quando sei qui.
E anche dopo.
Da ubriaco. Sempre.
Sorseggiando la vita."
Silvano Paganelli
Tratto da: "Per scala e pagliai"
presso il ristorante: "Osteria Teatro Strabacco"
via Oberdan, 2 Ancona
Splendida
domenica 30 agosto 2009
Eros & Thanatos

"... Avevo dato balli e serate a Londra e Parigi (...) ma non avevo immaginato cosa potessero essere le feste a Roma: hanno qualcosa della poesia antica, che pone la morte accanto ai piaceri..."
venerdì 28 agosto 2009
La Morena e il Capitano

La Morena e il Capitano divampano
sulle onde di un tango
sul mare
nella notte levantina
pungente di stelle
e di sussulti
di occhi e di promesse
di nostalgie lontane...
martedì 25 agosto 2009
RISACCA

Dissolvono
come spuma di risacca
sogni e promesse.
Ancora un languore
vela lo sguardo.
Il sole rosso
basso all'orizzonte
assolve.
martedì 18 agosto 2009
CARO DIARIO
Ecco, intanto mi autosostengo, mi faccio da amica, mi leggo e rileggo le due perle di saggezza che ho scritto; questo diario on line stenta a farsi strada per me, abituata al fruscìo della penna sulla carta; però mi intriga la novità non solo del mezzo quanto della direzione o meglio: della destinazione.
Il diario una volta era l'amico, il confidente segreto a cui riservare emozioni indicibili, amari sfoghi ed esultanti trionfi, dissertazioni autoreferenti e avvenimenti quotidiani.
Per qualcuno era anche un modo per fare il punto della situazione nella propria vita e comunque mai e poi mai si sarebbe rivelato il suo contenuto ad anima viva: rappresentava il dialogo intimo per eccellenza, quel guardarsi allo specchio puntualizzando su carta quello che si vedeva riflesso.
Adesso abbiamo il web-log ovvero blog: diario in rete, concezione esattamente opposta a quella del vecchio diario cartaceo sia come forma grafica ma soprattutto, come dicevo prima, per la sua destinazione d'uso. Il blog nasce per essere visibile.
Non più intimi sospiri nel segreto delle proprie pagine ma trionfanti proclami ai quattro venti di tutto ciò di cui si può dissertare.
Ragionandoci non saprei dire se è più una sorta di rassicurazione, quella di avere un vasto uditorio a conferma del proprio sentire, una liberazione della propria espressività o per qualcuno anche la vanità di mostrare e mostrarsi. D'altro canto la possibilità dell'anonimato ci garantisce comunque di poter spargere nell'etere le nostre urgenze intellettuali.
Insomma, le esigenze sono cambiate, come dimostra la vertiginosa ascesa dei social network, primo fra tutti facebook.
E a guardarmi attorno, trovo delle belle cime di sapere, di simpatia, di romanticismo e tutto sommato debbo dire che questa nuova usanza mi piace proprio.

